Perché le persone fanno il minimo… anche quando potrebbero dare il massimo?
- Luigi Genua
- 9 gen
- Tempo di lettura: 1 min

Questa è una domanda che molti #leader evitano.
Non perché non sia importante, bensì perché mette in discussione il modo in cui guidiamo.
La psicologia della motivazione è chiara da anni (Edward Deci, Richard Ryan):
le persone funzionano meglio non quando sono spinte, ma quando si sentono agenti di ciò che fanno.
La motivazione intrinseca non nasce dal “bravo”, dal bonus o dal controllo.
Nasce quando tre condizioni sono realmente presenti nel lavoro quotidiano:
• #Autonomia → non libertà totale, ma possibilità di scelta reale nel come
• #Competenza → sentirsi capaci, non solo giudicati
• #Relazione → contare per qualcuno, non solo per un KPI
Quando queste condizioni mancano, accade qualcosa di silenzioso e costoso:
le persone eseguono, ma smettono di metterci energia.
Ed è qui il punto cruciale per chi guida team: la #motivazione non si chiede, si rende possibile.
Un contesto iper-controllante può ottenere obbedienza.
Un contesto autodeterminante ottiene responsabilità, iniziativa e continuità.
Domanda per leader e manager: Nel tuo #team le persone lavorano per evitare errori… o per creare valore?




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