Il cambiamento tra attenzione e coscienza



In queste settimane, assistiamo a continui scambi di opinione che attribuiscono grande importanza alla capacità di #cambiamento dei manager e delle rispettive aziende, al fine di affrontare le tematiche che caratterizzano questo momento storico.


Cambiare in quale direzione? Con quali priorità? Dove porre il focus e quindi l’attenzione?


Le risposte a queste #domande potranno determinare il licenziamento di molte persone ed il fallimento di molte aziende oppure, al contrario, creare nuove #opportunità.

In prima istanza è fondamentale definire qual è lo status del punto di partenza del processo ed in particolare identificare attentamente la situazione in cui ogni persona ed ogni azienda si trova oggi, oltre che fissare i nuovi obiettivi, che, come ormai sappiamo, sanno fare bene quasi tutti.


Perché?


Perché l’#attenzione, che caratterizza il personale modo di vivere queste situazioni, ha notevoli effetti sulla #percezione dello stato in cui ci troviamo, a cui corrispondono cambiamenti dell’eccitabilità dei neuroni localizzati in diverse regioni cerebrali.


Inoltre la #coscienza è una funzione cerebrale direttamente correlata all’attenzione, in quanto corrisponde alla #consapevolezza di qualcosa (per esempio, quegli aspetti della vita che riteniamo preoccupanti o pericolosi). Recentemente i neuroscienziati hanno sviluppato esperimenti per caratterizzare le basi neurali del cervello cosciente.


Cosa hanno scoperto?


Vi è uno stretto legame tra #coscienza ed #attenzione, dal momento che siamo generalmente consapevoli di ciò a cui prestiamo attenzione. Tuttavia, coscienza ed attenzione rispettano processi chiaramente differenti. In particolare per raggiungere gli obiettivi comportamentali, noi focalizziamo la nostra attenzione su un numero limitato degli innumerevoli input sensoriali.




Quindi, per definire, il corretto e più oggettivo possibile, punto di partenza di ogni percorso, é fondamentale iniziare, concentrandosi sulla propria consapevolezza, creando molta #abbondanza di situazioni reali che ci appartengono (quindi anche quelle meno scontate o che riteniamo poco influenti), perché al contrario, potrebbe anche essere che, l’attuale stadio di consapevolezza, abbia posto l’attenzione esclusivamente su situazioni altamente deficitarie, che porterebbero a conseguenti percezioni e decisioni egualmente deficitarie.


Le #neuroscienze ci dicono che questo processo coinvolge una rete di aree cerebrali che, sulla base di pensieri e obiettivi, costruisce mappe di priorità per l’orientamento delle risorse attentive, al quale segue un selettivo aumento dell’elaborazione dei segnali nella corteccia cerebrale.

(da Neuroscienze di Bear Connor Paradiso)

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